|
 |
 |
|
|
Massimo Rizzoli apre il primo “rendoki dojo” in un piccolo fondo nella zona stadio di Livorno. In quei 260 metri quadri riesce a far entrare: due sale di allenamento, spogliatoi, segreteria e un saletta pesi dove era necessaria una enorme sincronia tra i presenti per far incastrare i movimenti degli attrezzi (immaginate il salotto di una casa di 4 x 4). Quattro sacchi fissati su catene da ormeggio, un tatami di 60mq, un ring di 4.50 x 4.50 e una spazio kick in moquette (la più economica, ma non ditelo a chi si è bruciato i piedi..) di 50mq. Gli spogliatoi nell’ora di punta sembrano l’arrivo bagagli dell’aeroporto Leonardo Da Vinci. |
 |
Non c’è neanche lo spazio per infilare i piedi. Le docce sono alimentate da due scaldabagni elettrici che diventano successivamente tre. Per gli agonisti che si allenano nell’ultimo turno l’acqua è costantemente fredda. Non ci sono lamentele, ma solo grandi risate sui raffreddori che si ritroveranno il giorno dopo.
Tutti i lavori li fa Massimo con l’immenso aiuto di amici muratori, idraulici eccetera, come Stefano, Manrico e Alessio che, finito il turno alle sei, ne iniziano un altro al Rendoki fino a notte fonda. Il materiale arriva dai posti più disparati e spesso è di riciclo. Nonostante tutto, finisconono i soldi guadagnati in anni di agonismo e d’insegnamento. Si riparte da zero, ma la soddisfazione nel vedere 180 iscritti solo nella campagna iscrizioni è immensa. In questa situazione, oltre alle soddisfazioni umane che sarebbe troppo lungo citare, sono diventati campioni d’Italia e del mondo i vari Alessio Pastifieri, Daniele Petroni e molti altri, senza contare la quantità di difese del titolo da parte di Massimo Rizzoli. Proprio nel ’93 il Rendoki Dojo va in gruppo a Rimini per combattere nel Golden Dragon, la coppa del mondo free style. |
 |
In quattordici per la precisione. Tredici primi posti e un secondo classificato. Nel 1997la scuola si trasferisce in un capannone di 400mq che può essere soppalcato e diventarne almeno 550. Iniziano i lavori e le fatiche immani. Siamo sempre noi a lavorare. Noi, perché quasi tutti vogliono contribuire. Chi dipingendo, chi saldando e chi attaccando manifesti pubblicitari in giro per la città. Il nuovo spazio è grande: una sala kick con 10 sacchi e il ring regolamentare, la sala shoot boxe con 120 metri di tatami, la sala pesi di 80 mq e spogliatoi più grandi, ma… il fai da te si vede. Comunque continuano le soddisfazioni umane e le vittorie sui ring di tutto il mondo. Si formano istruttori e la scuola consolida la sua validità tecnica con le tantissime richieste di stage e di atleti in giro per il mondo. Gli spostamenti non sono però ancora finiti. Ad oggi, con ultima soddisfazione, siamo in un grande fondo di circa 700mq al primo piano di un immobile a sud di Livorno (vedi “palestra”). Tutto questo in anni di storia, di fatiche fisiche e mentali, di battaglie contro le mentalità bigotte degli esterni o contro le mentalità arriviste degli interni, contro la facilità sportiva delle grandi e ricche strutture e soprattutto con noi stessi e le tentazioni di lasciarsi andare a compromessi pur di avere un campione in più. I nostri campioni sono prima di tutto grandi uomini per la semplicità e la grande umanità che si portano dietro. La nostra storia è come la nostra vita. |
Una battaglia vera, semplice e pura. Come nella vita, tesa al miglioramento. In tutti i sensi, da quello importantissimo tecnico a quello non meno importante umano. Attraverso gli errori, attraverso i miglioramenti, ma sempre con la voglia di crescere. “Fino a che combatterai pensando a vincere, avrai permesso al pensiero di non perdere, di occupare spazio ed energia vitale dentro di te. Lotta perché è giusto lottare, lotta perché ti piace lottare. Odia la violenza, ripudia le guerre, ma allontana l’ipocrisia. Sii vero..combatti”. |
|
|
|
|
|
|